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Il tango, per Pablo Helman, non è solo una danza né un genere musicale: è un linguaggio emotivo, una lente attraverso cui osservare il mondo. È memoria, desiderio, mancanza, ironia, corpo e parola. È soprattutto una forma di racconto, e non sorprende che questa raccolta di testi brevi nasca proprio da lì: dal bisogno di dipingere la vita attraverso il tango.
Il tango, del resto, è vita. Ogni esperienza umana potrebbe avere il proprio tango: l’amore e la perdita, l’attesa, la nostalgia, la leggerezza improvvisa, la disillusione. Questo libro dialoga idealmente con il lavoro precedente dell’autore, “Canzone di una vita, canzoni di tante vite”, dove già emergeva l’idea che ad ogni frammento di esistenza corrisponda una musica possibile, un ritmo, una voce.
Questi testi brevi non sono pensati solo per essere letti. Sono racconti da ascoltare, da vedere, da attraversare. Ogni link musicale diventa un invito: fermarsi, cambiare ritmo, lasciare che la musica modifichi lo sguardo sul testo. Come in una tanda, ogni pezzo ha la sua atmosfera, la sua intensità, il suo tempo (Barbara Savonuzzi).
