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Dopo la morte del padre, un figlio adulto prova a raccogliere ciò che resta: pochi ricordi certi, molte domande, un legame mai davvero pacificato.
“Due o tre cose che so di mio padre” è un libro sul tentativo di capire chi siamo attraverso chi ci ha preceduti, anche quando la verità è fragile, contraddittoria, incompleta.
Il padre emerge come una figura complessa, segnata da fragilità e da un ostinato ottimismo, capace di amare e di fuggire, di promettere e di perdersi. Il figlio lo attraversa con uno sguardo lucido e partecipe, senza idealizzazioni ma anche senza condanne, cercando un dialogo che la vita non ha concesso.
Ne nasce una lettera oltre il tempo, intima e necessaria, in cui il dolore si intreccia al desiderio di radici e la memoria diventa un atto di cura. Un libro che parla a chi ha amato in modo imperfetto e continua, nonostante tutto, a cercare.
