Valerio Luterotti
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Anna e Marco vivono nell’agiatezza in un dorato nido milanese in cui da tempo, tuttavia, rimbomba una eco per loro desolante. I due infatti non riescono ad avere figli. Con la complicità di un nonno altolocato, la coppia decide così di progettare e attuare un piano definito in seguito “insano”: i due fingeranno pubblicamente la nascita di un figlio naturale per coprire, in realtà, la compravendita illegale di un bambino in Argentina. Il bambino in questione di nome Pietro prima, e poi Wengamen, proviene dai Mapuche, un’etnia di indios andini che vive nella riserva argentina. Il piano non troverà ostacoli organizzativi ma genererà una serie di difficoltà nella crescita del bambino che avvertirà sempre la sua estraneità ai genitori adottivi. Emergerà così l’antitesi dei due mondi del protagonista, quello occidentale e milanese, materialista e fondato sulla commercializzazione dei bisogni affettivi contro quello degli indios Mapuche, povero economicamente ma ricco di connessioni spirituali e telepatiche con il quale Wengamen avrà sempre un legame viscerale, prima inconsapevolmente, poi conosciuto e cercato.